Inda

“Custodi della memoria, promotori di cultura”

Questa dicitura si trova – fra le altre – sul sito dell’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) di Siracusa, fondazione che ogni anno organizza un festival completamente incentrato sul dramma antico di epoca greca. Un festival che guarda alle origini del teatro, a quei luoghi, a quelle opere che hanno fatto nascere e hanno portato alla luce la bellezza del teatro, e che continuano a ispirare teatranti di tutto il mondo ancora oggi. Le vere opere classiche, intramontabili, che sanno ancora parlarci dopo secoli dalla loro prima rappresentazione.

Arrivato quest’anno alla sua 54° edizione, il festival si presenta con una programmazione degna di nota che coinvolge alcuni fra gli attori e i registi attualmente più importanti del panorama nazionale e internazionale.
L’edizione 2018 – iniziata il 10 maggio e che si concluderà il 18 luglio – vede in scena tre opere scritte da tre fra i più grandi autori di lingua greca.
Gli spettacoli messi in scena sono: “Edipo a Colono” di Sofocle, con la regia di Yannis Kokkos; “Eracle” di Euripide, per la regia di Emma Dante; “I cavalieri” di Aristofane, con la regia di Giampiero Solari.
Questa edizione ospiterà inoltre alcuni eventi speciali, come “Conversazione su Tiresia”, scritto e interpretato da Andrea Camilleri, con la regia di Roberto Andó; “Le rane” di Aristofane, con protagonisti i comici Ficarra e Picone, e con la regia di Giorgio Barberio Corsetti; “Palamede”, di e con Alessandro Baricco e Valeria Solarino.

Contemporaneamente al festival “vero e proprio” si sviluppa inoltre una rassegna parallela, l’INDA giovani, iniziata il 12 maggio e conclusasi l’11 giugno. Giunta quest’anno alla 24° edizione, la rassegna dei giovani vede impegnati studenti provenienti da tutto il mondo che portano a Siracusa le loro riletture delle opere sacre della mitologia greca.
Scuole superiori, così come classi universitarie provenienti da ogni dovesi ritrovano a Siracusa per confrontarsi tra loro e con il pubblico sui temi dei grandi autori greci e per mettersi alla prova come attori e registi, portando sul palco adattamenti nuovi, pensati e creati da loro.

Importante è anche per la rassegna il carattere internazionale: non solo confronto sulle opere, ma anche un confronto fra culture chiamate a rileggere, ognuna con il suo retaggio e le sue esperienze, i testi classici su cui gran parte delle culture si basano. L’attenzione ai giovani e al futuro del teatro si manifesta a Siracusa anche grazie all’Accademia d’arte del dramma antico, che forma giovani attori che saranno i futuri grandi interpreti delle opere portate al festival.

Nel concept del festival 2018, a cura di Luciano Canfora, si legge: “Perché la metafora del potere è metafora della vita stessa, è apologo morale che ci obbliga a riflettere sulla precarietà della sorte umana, sulla sua mutevolezza imperscrutabile e spesso irragionevole. Intorno a questa riflessione si aggrovigliano i nodi esistenziali degli eroi – positivi e negativi – della tragedia greca”.

I tre spettacoli sopra menzionati che vanno in scena quest’anno sul palco del festival, infatti, sono collegati da un filo rosso che conduce fino al tempo presente: il potere. Questo è infatti il tema principale dell’edizione 2018 del festival, il potere in tutte le sue sfaccettature più negative, ma anche più realistiche. In particolare, attraverso queste opere si indaga il modo in cui il potere agisce e plasma le vite dei tiranni, dei cittadini e di tutti coloro che si trovano a fare i conti con questa entità che da secoli governa il mondo – a volte a discapito degli uomini stessi.

Due tragedie e una commedia che si fanno beffe di eroi, popolo, tiranni e Dei.

Partendo dalle lotte per il potere dei due figli di Edipo, la cui vicenda sfocerà in una delle tragedie più conosciute di Sofocle, Antigone, emblema dell’opposizione fra potere e giustizia; passando per il potere di rendere pazzi, tema trattato nell’Eracle di Euripide, in cui a farla da padrone sono gli Dei, i loro crucci, le loro antipatie e infine il loro immenso potere di cambiare la sorte degli uomini; per poi arrivare alla dissacrante commedia di Aristofane, in cui un Popolo personificato si trova a dover scegliere fra un servo e un salsicciaio – emblema della bassezza – in uno scontro fatto di bassa demagogia e insulti. Inaspettatamente, almeno in questa commedia, alla fine il Popolo dimostra la sua intelligenza e, grazie a un sortilegio, si unisce alla bella Tregua, con cui può vivere una vita tranquilla. Un tema particolarmente attuale e che, a mio parere, ben si adatta alla quotidianità, che sembra aver dimenticato gli insegnamenti degli antichi. Una critica sferzante che ha attraversato i secoli grazie alle parole dei maestri del teatro e che continua ancora oggi a farci riflettere e a dimostrarci che la storia – volenti o nolenti – si ripete, e che nulla è mai cambiato davvero.

Ed è così che eroe e antieroe diventano facce della stessa medaglia e della stessa persona, ed è così che nella tragedia greca il tiranno diviene figura titanica nella sua grandezza, il cui prestigio e potere si ritorcono anche, anzi soprattutto, contro sé stesso: persino al di là della sua stessa volontà” (L.C.)