Quando si parla di festival, la prima cosa che viene alla mente sono i grandi festival di cinema e di musica. Ma esistono festival anche a teatro. Forse, in certi casi, meno conosciuti, ma altrettanto importanti.

Probabilmente abbiamo tutti sentito parlare o conosciuto direttamente il Festival d’Avignone, il Fringe di Edimburgo o il più vicino Festival di Santarcangelo. Oltre a questi, tuttavia, esistono una miriade di festival teatrali che ravvivano le estati e gli autunni in Italia ed Europa.

Per questo motivo nei seguenti mesi presenterò questi vari festival, i più famosi e i meno conosciuti, alcuni terminati, altri in corso o quelli non ancora iniziati, per cercare di dare una panoramica il più possibile completa di questo fenomeno, a mio parere molto importante e da valorizzare.

Ma per prima cosa penso sia importante capire da dove nasce questa tradizione, che a prima impressione può sembrare recente, ma che in realtà non lo è per nulla.

Si può affermare che la forma del festival si origina con il teatro stesso. (M. Gallina, Ri-Organizzare Teatro) A ben pensarci, infatti, sia nella Grecia Antica, dove il teatro era “affare di Stato”, sia a Roma, dove nascono le prime grandi feste pubbliche, il teatro era organizzato come una sorta di festival primordiale, che si sviluppava su più giornate, su più luoghi specifici, che vedeva la partecipazione di tutta la popolazione e che prevedeva la vittoria di uno – o più – dei partecipanti.

La tradizione poi continua nel Medioevo, quando le uniche rappresentazioni teatrali permesse erano i Misteri religiosi, che si svolgevano sul sagrato delle chiese, nei periodi di festa. Anche in questo caso, sebbene le storie messe in scena fossero limitate a brani tratti dalle Sacre Scritture, alcune caratteristiche della forma del festival sopravvivono: i Misteri – soprattutto i più importanti – erano rappresentazioni che si sviluppavano su varie piazze della città e vedevano la partecipazione più o meno diretta dei cittadini.

La tradizione si perpetua e arriva fino all’epoca barocca, sebbene con caratteristiche nettamente diverse rispetto al periodo precedente.

Ma se vogliamo trovare un parente più prossimo degli attuali festival teatrali dobbiamo spostarci fino al 1872, anno in cui Wagner dà vita al primo Festival nella città di Bayreuth, nel sud della Germania. Il modello di Bayreuth è valido ancora oggi: l’intento di Wagner era quello di creare un legame “totale” col pubblico, un rapporto che non dipendesse dalle regole del mercato teatrale o dalle stagioni delle grandi capitali europee. (M. Gallina, Ri-Organizzare Teatro)

Se ci pensiamo, è quello che avviene tutt’ora.

Oggi, ancora più che a fine Ottocento, nell’organizzazione di un festival viene privilegiato l’aspetto del luogo: è fondamentale che il festival “abiti” la città che lo ospita, che le due entità diventino una, e in certi casi il fiorire dell’una dipende dall’altro. Un esempio per tutti è la città di Avignone, famosa e conosciuta nel mondo proprio grazie al suo Festival, istituito nel 1947 da Jean Vilar.

Un altro aspetto importante che riguarda la nascita e la diffusione dei festival oggi è relativo alla produzione di spettacoli: spesso i festival vengono usati dalle compagnie – anche le più giovani – per “lanciare” un nuovo prodotto, o per testarlo prima di distribuirlo nel circuito “ufficiale” delle stagioni teatrali. Quest’ ultima caratteristica permette ai festival di non essere soltanto un’asettica vetrina, ma un luogo di scambio, di confronto, tra realtà spesso diverse tra loro. (M. Gallina, Ri-Organizzare Teatro)

Il motivo principale per cui credo sia necessario e importante valorizzare i festival è perché essi permettono a operatori e spettatori di vivere il teatro in modo più completo e totale di quanto non permetta una qualsiasi stagione teatrale. La compresenza spaziale, la durata prolungata, la convivenza di attori, tecnici e pubblico permette di comprendere meglio tutto ciò che il teatro comporta, e non solo dal punto di vista degli spettacoli e della resa finale che viene normalmente presentata al pubblico all’interno di un teatro.

Il MIBACT descrive i festival di teatro come “una pluralità di spettacoli, nell’ambito di un coerente progetto culturale, effettuato in un arco di tempo limitato e in un medesimo luogo”.

Nonostante la natura asfittica che appartiene a ogni definizione, credo che questa renda bene l’idea di una convivenza insita nel teatro, che tuttavia è nei festival che si palesa al meglio.