Festival di Spoleto

Ha preso il via venerdì 29 giugno la 61° edizione del Festival di Spoleto, che si concluderà il 15 luglio.

Nato nel 1958 grazie al compositore Gian Carlo Menotti il Festival dei Due Mondi è oggi uno dei più reputati a livello nazionale. Parte della sua importanza è dovuta al fatto che si tratta di un festival “totale”, che non prende in considerazione una sola tipologia artistica. Teatro, musica, danza, opera, ma anche eventi e arti visive sono i veri protagonisti di questo festival che si snoda attraverso le vie della piccola città di Spoleto trasformandola in un luogo d’incontro e di scambio.

Come ogni anno grandi artisti si alternano sui palchi di teatri, palazzi e parchi di Spoleto per animare le giornate del festival: Romeo Castellucci, Franco Branciaroli, Corrado Augias, Robert Carsen, Francesco de Gregori, Alessandro Baricco e, presente quest’anno per la prima volta, Marion Cotillard, sono solo alcuni dei nomi che Spoleto vede sfilare quest’anno.

Ma, come già detto, il Festival dei due Mondi prevede anche eventi e una sezione riservata alle arti visive. In particolare, per l’edizione 2018 è stata installata una mostra a tema scientifico dal titolo “Il mistero dell’origine. Miti Trasfigurazioni Scienza”, che resterà aperta per tutta la durata del festival.

Ma non è solo la scienza la protagonista degli eventi del festival di Spoleto. Anche il teatro-carcere torna in scena quest’anno con lo spettacolo “NESSUNO torna ad Itaca ‘Si non se noverit’”, prodotto da Sinenomine e con la partecipazione dei detenuti della Casa di Reclusione di Maiano di Spoleto. Per quanto riguarda la programmazione più strettamente teatrale del festival 2018, sono a mio avviso parecchi gli spettacoli degni di nota. Iniziando con “The beggar’s opera”, scritto da John Gay e qui riadattato dal regista Robert Carsen. Quella che viene considerata la prima commedia musicale della storia torna a parlarci di temi ancora attuali come ineguaglianza sociale, politici corrotti e cinismo.

Torna anche Romeo Castellucci con “Giudizio. Possibilità. Essere.”, spettacolo prodotto dalla Socìetas. Lo spettacolo si presenta come una rilettura dell’opera “La morte di Empedocle” di Friedrich Hölderlin. Luogo di rappresentazione: una palestra. Sebbene il luogo possa sembrare a primo impatto poco consono alla poesia che si andrà ad ascoltare, l’intento di Castellucci nello scegliere questo luogo è proprio quello di portare nel presente l’opera del poeta tedesco, e situare la rappresentazione in un luogo non teatrale sembra essere il modo giusto. Quella che si snoda davanti agli occhi degli spettatori ha quasi l’aria di essere la prova di un giovane gruppo di ragazze. Dietro, invece, l’esperienza e la sapienza teatrale di Castellucci si ergono a garanzia della riuscita dello spettacolo che – sfidando tutti i canoni del teatro “ufficiale” – promette ancora una volta di riuscire a parlare e toccare gli spettatori.

Anche Alessandro Baricco sarà parte integrante di questa edizione del festival. L’acclamato attore porta in scena la lettura di un suo testo, Novecento. Uno spettacolo che non sarà quindi recitato, ma solo ed esclusivamente letto.

Andrà in scena l’ultima sera del festival – il 15 luglio – l’opera che vede come protagonista Marion Cotillard. L’attrice francese sarà protagonista di un’opera in musica, con la regia di Benoît Jaquot, che racconta gli ultimi istanti di vita di Giovanna d’Arco. “Jeanne d’Arc au bûcher”, questo il titolo dell’opera che segna la prima partecipazione dell’attrice al Festival di Spoleto. Questo spettacolo precipiterà ancora una volta gli spettatori nel mondo e nella storia di una fra le prime eroine della storia, ancora capace di ispirare e far parlare di sé.

Questi sono solo alcuni dei molti titoli che si alterneranno sui palchi del Festival. La ricca programmazione promette anche quest’anno di rendere il festival indimenticabile. La realtà e l’immaginazione si incontreranno ancora una volta tra le strade della cittadina umbra per offrire a partecipanti e spettatori un affresco magico e coinvolgente, sotto il segno dell’arte intesa in ogni sua declinazione. Due settimane per mostrare la convivenza di Due Mondi paralleli ma che forse, in realtà, possono ancora incontrarsi.

La scommessa resta rischiosa, ma ritengo che anche quest’anno il Festival ci mostrerà come vincerla.