Living in Italia

“Un enigma in un labirinto. In realtà siamo creature in un labirinto. Per quanto ancora possiamo continuare a vagare…
Il teatro somiglia a un labirinto proprio perché somiglia alla vita”.
(J.B.)

Il Living Theatre nasce nel 1947 ad opera dei coniugi americani Julian Beck e Judith Malina. Questi, all’epoca giovani che si stavano avvicinando al teatro e sognavano il fulgore di Broadway, in seguito ad alcune delusioni sul piano professionale decidono di abbandonare i loro sogni di gloria per dedicarsi a un teatro che fosse più inscritto nella tradizione della neoavanguardia americana inaugurata da John Cage e portata avanti da Allan Kaprow.

Il lavoro “stabile” del Living inizia qualche anno dopo, nel 1951. In questo primo periodo statunitense il Living mette in scena i suoi primi grandi successi.

Il primo è The Connection. In questo spettacolo, che racconta di un gruppo di drogati in attesa del loro spacciatore, non ci sono solo attori: quelli che stanno sulla scena sono veri drogati, trovati per le strade di New York, che non fanno altro che rappresentare la loro vera vita, alternando pezzi recitati a pezzi improvvisati.

Il secondo è invece The Brig. Se possibile ancora più forte del primo, questo spettacolo si pone come una critica sociale alle condizioni dei detenuti. Per rendere più veritiero e vissuto lo spettacolo, gli attori della compagnia sia durante le prove che in sede di spettacolo hanno acconsentito ad essere realmente sottomessi dal loro carceriere, in questo caso Judith Malina. (A. Greene, A CourtainUp Review)

L’impatto di questo spettacolo sull’opinione pubblica fu molto forte, e fu fondamentale per la diffusione del pensiero pacifista, anarchico e contrario al sistema delle carceri del Living.

In questi anni il peso politico dei coniugi Beck diventa, per gli Stati Uniti dell’epoca, troppo gravoso e dopo vari tentativi da parte delle forze dell’ordine di sbarazzarsi del pesante fardello, in seguito ad un processo per evasione fiscale il gruppo del Living decide di abbandonare lo studio newyorkese per dedicarsi alla vita della compagnia di giro nel vecchio continente.

Il “periodo europeo” del Living va dal 1964 al 1970. È anche il periodo in cui vedono la luce gli spettacoli più maturi del gruppo, gli spettacoli più influenti che da allora hanno caratterizzato e identificato il gruppo teatrale newyorchese nel mondo. Appena arrivati in Europa, grazie alla loro filosofia prettamente anarchica, il Living si inserisce perfettamente in quel processo che porterà, quattro anni dopo, allo scoppio delle rivolte del Sessantotto.

Alcuni degli spettacoli più importanti portati dal Living in Europa sono stati Mysteries and smaller pieces, debuttato a Parigi nel 1964; Frankenstein, debuttato nel 1965 al Festival del teatro di Venezia; Antigone, in una visione che guarda a entrambi Sofocle e Brecht, che esordisce nel 1967 in Germania. Ultimo, ma sicuramente non meno importante, nasce in Europa anche lo spettacolo per antonomasia del Living Theatre, Paradise now (1967-1968), andato in scena per la prima volta al Festival di Avignone del 1968. Paradise now, oltre al punto più alto del lavoro del Living, ne rappresenta anche la fine: dopo l’ultima rappresentazione dello spettacolo, avvenuta nel 1970, il gruppo decide di sciogliersi. Da questa diaspora nascono 4 gruppi, di cui uno guidato da Julian Beck e Judith Malina, che mantiene il nome originale.

Il “nuovo” Living Theatre ritorna quindi negli Stati Uniti. Una volta rientrati, i coniugi Beck e soci partono alla volta del Brasile, all’epoca schiacciato dalla dittatura, per portare i loro spettacoli, aggirando così il divieto vigente di mettere in scena una qualsiasi opera teatrale. L’avventura brasiliana del Living non dura a lungo: Julian Beck e Judith Malina vengono infatti incarcerati e liberati solo in seguito alla sollevazione della stampa mondiale in loro favore. Una volta usciti dal carcere, i due decidono di tornare negli Stati Uniti.
In seguito alla morte prematura di Julian Beck, avvenuta nel 1985, il Living si trova a vivere una nuova fase. Dopo la chiusura della loro sede a Manhattan il Living torna in Italia, dove risiede tra il 1999 e il 2003, a Rocchetta Ligure.

Come in ogni altro luogo visitato dal Living Theatre, anche in Italia gli spettacoli di questo eclettico gruppo teatrale non sono sempre stati ben accolti. Partendo da Mysteries and smaller pieces per arrivare fino a Paradise now gli spettacoli si sono spesso dovuti scontrare con la censura e i reiterati annullamenti delle rappresentazioni – anche in corso d’opera.

Alcuni esempi sono la rappresentazione censurata di Mysteries a Trieste oppure i vari tentativi falliti di mettere in scena Paradise now a Torino e Roma. Fanno eccezione le rappresentazioni – fortunate – di Firenze.

Judith Malina, ormai ultima grande leader della compagnia, viene a mancare nel 2015.

Penso di poter affermare che il Living ha fatto la storia. Con i suoi spettacoli, le sue ideologie, i suoi mezzi espressivi la compagnia newyorchese è riuscita a inserirsi alla perfezione nel contesto storico – sociale nel quale si è trovata a operare.  Dalle guerre americane al ’68 europeo, il Living è stato in grado di lasciare un’impronta indelebile attraverso spettacoli d’avanguardia capaci di parlare al pubblico, alla critica e più in generale a tutti coloro che – anche se solo per una volta – hanno avuto a che fare con i coniugi Beck.  Ritengo che la grande forza del Living sia stata proprio questa. Oltre naturalmente alla qualità degli spettacoli, credo che quello che ha reso il Living quello che è oggi sia stata la sua capacità di comunicare – anche in momenti difficili – con tutti, oltrepassando barriere linguistiche, spaziali, culturali e ideologiche.

 

[Per la storia del Living Theatre: M. De Marinis, Il nuovo teatro 1947 – 1970]